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Le nostre recensioni

Martha Ballard, la levatrice, viene chiamata per appurare le cause della morte di un uomo, il cui cadavere viene ritrovato intrappolato dalle gelide acque del fiume Kennebec. Siamo nel Maine, nell’America coloniale, sul finire del ‘700, appena dopo la fine del conflitto per l’indipendenza delle 13 Colonie Britanniche. Martha Ballard è un personaggio realmente esistito, come pure Rebecca Foster, la moglie di un ministro del culto,  vittima di un grave atto di violenza e amica di Martha, alla quale si rivolge per essere curata dopo la violenza subita e con la quale si confida, raccontandole l’accaduto nei minimi particolari. Un romanzo storico? Sì e no: le protagoniste sono realmente vissute, e l’autrice ha attinto con generosità dai minuziosi diari lasciati da Martha Ballard.  Le vicende avvenute in un terribile inverno sono da lei magistralmente romanzate, e ci permettono di accompagnare Martha nel suo lavoro quotidiano di levatrice ma anche nel compito che lei si assume in difesa dell’amica Rebecca. Conosciamo così la sua professionalità in quanto levatrice e guaritrice, ma anche il suo coraggio, la sua determinazione nella ricerca della giustizia per l’amica e per tutte le donne. Se cercate una protagonista di assoluto spessore, una figura femminile coraggiosa,  battagliera e moderna pur avendo vissuto più di due secoli fa, allora dovete immergervi nella storia narrata nel romanzo L’inverno della levatrice di Ariel Lawhon (Neri Pozza, 2026, con l’ottima traduzione di Massimo Ortelio, recentemente insignito, a Como, del Premio “Ponti sull’acqua”, nell’ambito del  Concorso Scritture di Lago, proprio per questo lavoro di traduzione). 

EmmeDi, ottobre 2026
L'inverno della levatrice

Ariel Lawhon

Neri Pozza, 2026

A volte le opere, anche le migliori e le più colte, possono offrire il fianco a qualche critica: tematiche trite e ritrite, cliché polverosi e scontati....  Potrebbe  essere il caso di LA LEVATRICE romanzo d’esordio di Bibbiana Cau (per Editrice Nord 2025).... Ambientato in un paesino della Sardegna, nel 1917, ci racconta di fame e povertà, di isolamento geografico e territoriale, di arretratezza e ignoranza, del miserabile ruolo della donna e di una sanguinosa guerra combattuta lontano da quelle terre profumate di mirto e lentisco. Certo, potremmo anche fare a meno di leggere queste pagine che ci rendono tristi oltremisura mano a mano che seguiamo le vicende della llevadora Mallena e del suo amato marito Jubanne che torna storpio da quella guerra lontana, potremmo anche liquidare questa storia come troppo lacrimevole e chiudere il volume, finanche con un gesto stizzoso... Ma il successo arriso a questo romanzo invece sta lì a testimoniare che in questa epoca così travagliata e ferita in cui ci troviamo a vivere abbiamo forse davvero bisogno di leggere una storia come quella che ci narra Bibbiana Cau, levatrice di professione, prima di essere scrittrice. In mezzo alle mille difficoltà in cui si dibatte la protagonista, emergono la potenza e l’importanza dei valori che reggono, saldamente, quel microcosmo sospeso nell’orrore del primo conflitto mondiale. Valori come la vicinanza, la solidarietà e la cura reciproca, la sorellanza femminile e non da ultimo l’amore, che, malgrado tutto, alimentava la speranza nel futuro. LA LEVATRICE non sarà narrativa con la ENNE maiuscola, ma leggiamolo questo denso e commovento lungo racconto: male non ci farà, anzi ... 
EmmeDi, 26 marzo 2026
La levatrice

Bibbiana Cau

Nord, 2025

La Biblioteca Comunale di Novazzano ha una sezione dedicata agli “ASI”, che non è l’abbreviazione di “Asini” ma bensì un reparto estremamente prezioso dove si possono trovare, riuniti in un solo colpo d’occhio, gli Autori (e le Autrici) della Svizzera Italiana. Ad esempio, abbiamo pescato questo Caffelatte, scritto da un autore non solo della Svizzera Italiana, ma proprio a chilometro zero: Dario Robbiani (Editore Immes-2003- con prefazione dell’arch.Mario Botta). Qualche notizia su Dario Robbiani (1939-2009): nato a Novazzano, vive la sua prima infanzia nelle vicinanze dell’antica masseria della Pobia, quella che verrà poi trasferita, agli esordi dell’anno 2000 (e con grande disappunto del nostro autore) al Museo Svizzero all’aperto del Balleberg. Le scuole elementari le frequenta a Novazzano, poi la sua formazione lo porterà a diventare, alla fine degli anni Cinquanta, giornalista alla redazione di “Libera stampa”. Nel 1959 si trasferisce a Zurigo dove sarà dapprima responsabile della redazione italiana e quindi direttore del Telegiornale. Siederà in Consiglio Nazionale per il Partito socialista e rivestirà anche la carica di presidente del Ps ticinese. In questo piacevole libriccino, che il nostro ha ideato e scritto quale affettuoso lascito storico per figli, nipoti e pronipoti, Dario Robbiani si rivolge tuttavia anche a noi tutti, fornendo un interessante spaccato della vita nel Canton Ticino dall’immediato dopoguerra fino agli anni duemila, ma soprattuto alla gente di Novazzano - in particolare coloro che già sfoggiano capigliature argentee - che vi ritroveranno aneddoti significativi e ricordi sul territorio, ma anche sulle persone. Una lettura consigliata, anche nel solco della preziosa attività che, a Novazzano, sta svolgendo l’Associazione Patrimonio, recentemente costituitasi: perché “Patrimonio” è anche “l’uomo”: gli individui – uomini e donne – che hanno vissuto in questo territorio, che vi hanno stabilito relazioni, che hanno lavorato, costruito, coltivato, percorso sentieri e strade, ciascuno nel proprio ruolo, contribuendo, anche inconsapevolmente, a plasmare la fisionomia di una comunità e di un paese.

EmmeDi
18.12.2025
Caffelatte

Dario Robbiani

Editore Immes, 2003

L’edificio scolastico dove ha sede la biblioteca è in restauro: i bambini sono ospiti nell’attiguo “mega-container-scuola” mentre nel vecchio stabile le eroiche bibliotecarie accolgono ancora gli utenti tra il viavai di operai, la polvere e il fracasso.. Dagli scaffali, malgrado tutto ciò, emergono ancora e sempre titoli interessanti, che fanno buona compagnia in queste giornate di tardo autunno, magari vicino al camino e ci presentano spesso belle e dense figure femminili. Come Il mio nome è Emilia del Valle , di Isabel Allende (Feltrinelli Editore-2025, trad. E.Liverani) nel quale seguiamo, a fine ‘800,  le vicende di una giovane donna, giornalista , accompagnandola da San Francisco a Santiago del Cile in veste di “inviata al fronte” dal S.Francisco Examiner, per il quale documenterà la feroce guerra civile che insanguinò all’epoca il paese latino-americano: un intreccio avvincente, una storia anche d’amore, perfettamente immersa in un intenso momento storico del Cile. Oppure  Terra di anime spezzate , di Clare Leslie Hall (Editrice Nord -2025, trad. E.Damiani) un racconto che si dipana su due piani narrativi distanti nel tempo, tra passato e presente, e ci propone una storia intensa di amore e di perdita, di scelte dolorose ma spesso necessarie e imprescindibili. Da ultimo, è da citare anche Sono forte (ma so anche scrivere) di Susanne Lieder (Salani Editore-2024, trad. G.Giri) il racconto biografico della vita di Astrid Lindgren, l’autrice di Pippi Calzelunghe e altri famosi romanzi per l’infazia. Nata nel 1907 in Svezia, Astrid, prima di diventare una scrittrice di successo, è una madre single, confrontata con i mille problemi legati al suo ruolo in quegli anni difficili e complicati ma anche con i dubbi e il disagio vissuti durante gli anni del secondo conflitto mondiale in quanto cittadina di uno stato neutrale.  Dal racconto biografico emerge la figura di una donna coraggiosa e determinata ma al contempo semplice, serena e sempre positiva verso la vita, nonostante le difficoltà che questa ci pone dinanzi. 

EmmeDi
22.11.2025
Terra di anime spezzate

Clare Leslie Hall

Editrice Nord, 2025

Il volume ci viene consigliato dalle "Fatine dei libri" della biblioteca di Novazzano e ripaga le aspettative. Si tratta, infatti, di una lettura davvero interessante e coinvolgente; una scrittura densa ma al contempo delicata che tratta argomenti importanti, su tutti il gesto di amore, tutto femminile, di trasmettere la vita. Ci troviamo a conoscere quattro generazioni di donne, attraverso il racconto del vissuto dell'ultima, la più giovane, di cui sappiamo che si chiama "Gi" e che, di professione,
"disegna scarpe". Sottotraccia, riusciamo a intuire che questa non è la vita che lei desidera, ma che dentro sente agitarsi una sete, un desiderio di qualcosa d'altro... La accompagniamo così nel suo racconto-ricordo, conoscendo i vari personaggi (la madre, depressa dopo la morte del marito, la nonna, le sorelle, l'amico Bixio, un po' folle, ma dolce e tanto simile a lei)
attraverso il quale lei esplora e scandaglia il suo passato e il suo presente, condividendo il suo personalissimo percorso di conoscenza di sé.
Attraverso il riaffiorare dei ricordi legati alle donne che l'hanno preceduta - su tutte Nonna Coralla, figura fondamentale nella vita di Gi - ecco emergere la consapevolzza, il coraggio e la forza per essere la donna che lei veramente sente di voler essere. Si legge tutto d'un fiato, apprezzando la poesia e la delicatezza di tanti struggenti passaggi.

EmmeDi, arpile 2024
Cinquanta lune

Maria Rosaria Valentini

Castelvecchi, 2024

Di Viola Ardone: Il treno dei bambini, per Einaudi Stile Libero Big (2019) e di Milena Palminteri: Come l’arancio amaro, edito da Bompiani (2024) sono due recenti, piacevoli letture, pescate sugli scaffali della Biblioteca Comunale di Novazzano. Due splendide voci di donne nel panorama letterario italiano, che ci trasportano nella loro terra raccontandoci storie di donne e di famiglie. Napoli – il primo – e la Sicilia – il secondo – sono lo sfondo su cui si muovono i protagonisti di questi due bellissimi romanzi, in cui fatti realmente accaduti si intrecciano alle loro storie, ai loro drammi personali. Viola Ardone immagina la storia di Amerigo Speranza, un piccolo napoletano che, nell’immediato dopoguerra, risale a Bologna per alcuni mesi, insieme ad altri bambini come lui, partecipanti a un progetto del Partito Comunista per sollevare i piccini dalla miseria dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Un racconto che ci parla di solidarietà e amore, ma anche di separazione, di dolore e di destini che – forse – avrebbero potuto essere diversi . Con Milena Palminteri invece si va in Sicilia, nel paese immaginario di Sarraca “paesuzzo marinaro che dalla Sicilia spia l’Africa” dove incontriamo una giovane donna, Carlotta, un’avvocatessa che non esercita la sua professione (…perché in Sicilia, negli anni ’60 del secolo scorso, non è così scontato), ma fa la direttrice dell’archivio notarile di Agrigento. È appunto lì che scopre, casualmente, un verbale che fa riferimento a fatti relativi alla sua famiglia d’origine. Questo documento la spinge a frugare nel proprio passato, dove l’autrice ci trasporta, nel 1924, e dove conosciamo tutti i personaggi, i loro intrecci, i segreti che li legano (o li dividono..). Una scrittura potente, con il ricorso frequente al dialetto (si veda il ricco glossario in appendice), assolutamente coinvolgente e che ti trascina senza sosta dalla prima pagina alla parola “Fine”. 

EmmeDi, ottobre 2024
Il treno dei bambini e Come l'arancio amaro

Viola Ardone, Milena Palminteri

Einaudi 2019 e Bompiani 2024

La Biblioteca comunale ha riaperto da poco i battenti, dopo i lavori di riattazione dell’edificio scolastico in cui è ospitata, e si  presenta con una nuova immagine. Gli scaffali, di un bellissimo colore rosso scuro, danno un tocco signorile e più moderno a tutto l’ambiente che sembra più luminoso. Naturalmente, sui nuovi scaffali ecco posizionati tanti nuovi volumi, che, dopo questo periodo di relativo “digiuno”, non hanno mancato di attirare l’attenzione.  Tra di essi La sorella prediletta di Sonia Milan (Garzanti, 2026), già conosciuta per “La primogenita” edito sempre da Garzanti nel 2024. Anche in questo romanzo l’autrice, fedele al suo stile, propone un intreccio di vicende che si svolgono su diversi piani narrativi: gli inizi del ‘900, il periodo tra i due conflitti mondiali e infine i nostri giorni, a Roma, dove prende effettivamente avvio la storia, con la protagonista Caterina, giovane giornalista insoddisfatta del proprio lavoro. Il romanzo è avvincente, soprattutto se si apprezzano le storie un po’ complicate, che si intrecciano tra loro e che mescolano amore, mistero, fatalità del destino. E qui va detto che l’autrice non si è fatta mancare nulla, immergendo i suoi personaggi dentro fatti storici reali – come la pandemia di encefalite letargica degli anni 20, oppure la Guerra Civile spagnola o infine la ricerca del neurologo Oliver Sacks, svolta negli Stati Uniti negli anni 60 e relativa ai sopravvissuti della pandemia citata pocanzi. Da Roma, nel 2023, l’autrice trasporta il lettore a Parigi, 100 anni prima,  quando, concluso il primo conflitto mondiale, il fermento culturale e i mutamenti in atto a livello sociale e intellettuale attiravano nella capitale francese molti artisti in cerca di fortuna. Poi, eccoci in Spagna,  negli anni 30, in pieno conflitto, e quindi negli Stati Uniti negli anni ‘60, per poi tornare a Parigi, ma nel 2023. Francamente, questo continuo vorticare da un piano temporale e geografico all’altro può risultare faticoso e non di rado si sente la necessità di scorrere indietro le pagine per rimettere un poco di ordine nella sequenza narrativa. Ciò nondimeno la vicenda è intrigante e si arriva alla parola FINE forse un poco frastornati, ma comunque soddisfatti.

EmmeDi, ottobre 2026
La sorella prediletta

Sonia Milan

Garzanti, 2026

Tra gli anni ’60 e ’70 dello scorso secolo Giana Anguissola, autrice piacentina che pubblicava novelle e racconti sul “Corriere dei piccoli”, si affermò come scrittrice per l’infanzia divenendo un vero idolo per le ragazzine dell’epoca, che si riconoscevano nelle giovani protagoniste femminili dei suoi romanzi: “Priscilla”, “Il diario di Giulietta”, “Violetta la timida”, ecc . Lo stesso fenomeno si verificò poi negli anni ’80 e ‘90, con Bianca Pitzorno, che divenne l’idolo delle figlie di quelle ragazzine ormai cresciute per le quali “Ascolta il tuo cuore”,  “L’incredibile storia di Lavinia”, “Polissena del Porcello” e tanti altri titoli rimangono ancora indimenticabili. Ma Bianca Pitzorno ha scritto anche per gli adulti: una piacevole scoperta per chi magari non conosceva l’autrice, salvo appunto che dai ricordi della Scuola Elementare delle proprie figlie.
Segnalato sullo scaffale delle “Novità” della piccola e fiera biblioteca del nostro villaggio, ecco quindi questo bel romanzo La sonnanbula, di Bianca Pitzorno per Bompiani (2026): una lettura veramente piacevole, una storia avvincente che ci porta in Sardegna,sul finire dell’Ottocento, a conoscere questa “sonnanbula”, che equivale a “medium”, cioè una persona dotata di poteri particolari, una sensitiva che riesce a mettersi in contatto con i defunti, a predire il futuro, a trovare persone scomparse. Ma è davvero così? Ofelia Rossi, la protagonista, da piccina ha avuto degli svenimenti strani, degli episodi di trance, da cui si risvegliava stranita con l’impressione di avere visto avvenimenti futuri, spesso senza riuscire a darvi un senso. Ma malgrado questo “dono” si ritroverà invischiata in un matrimonio sbagliato , con un uomo malvagio, dal quale  riuscirà a fuggire lontano, costruendosi una nuova identità e una vita indipendente. Una finta medium dunque -  solitaria e sempre un pochino circondata da un alone di mistero – Ofelia si guadagna da vivere in questo modo: un poco confidente, un poco psicologa riceve le sue clienti - prevalentemente donne -nello studio di via del Fiore Rosso. Ad esse, in cambio di 5 lire offre ascolto, aiuto e conforto. Una bella persona, una donna tutto sommato coraggiosa e buona, per la quale il lieto fine non era così scontato nella società dell’epoca. 
EmmeDi, marzo 2026
La sonnambula

Bianca Pitzorno

Bompiani, 2026

L’edificio scolastico dove ha sede la biblioteca è in restauro: i bambini sono ospiti nell’attiguo “mega-container-scuola” mentre nel vecchio stabile le eroiche bibliotecarie accolgono ancora gli utenti tra il viavai di operai, la polvere e il fracasso.. Dagli scaffali, malgrado tutto ciò, emergono ancora e sempre titoli interessanti, che fanno buona compagnia in queste giornate di tardo autunno, magari vicino al camino e ci presentano spesso belle e dense figure femminili. Come Il mio nome è Emilia del Valle , di Isabel Allende (Feltrinelli Editore-2025, trad. E.Liverani) nel quale seguiamo, a fine ‘800,  le vicende di una giovane donna, giornalista , accompagnandola da San Francisco a Santiago del Cile in veste di “inviata al fronte” dal S.Francisco Examiner, per il quale documenterà la feroce guerra civile che insanguinò all’epoca il paese latino-americano: un intreccio avvincente, una storia anche d’amore, perfettamente immersa in un intenso momento storico del Cile. Oppure  Terra di anime spezzate , di Clare Leslie Hall (Editrice Nord -2025, trad. E.Damiani) un racconto che si dipana su due piani narrativi distanti nel tempo, tra passato e presente, e ci propone una storia intensa di amore e di perdita, di scelte dolorose ma spesso necessarie e imprescindibili. Da ultimo, è da citare anche Sono forte (ma so anche scrivere) di Susanne Lieder (Salani Editore-2024, trad. G.Giri) il racconto biografico della vita di Astrid Lindgren, l’autrice di Pippi Calzelunghe e altri famosi romanzi per l’infazia. Nata nel 1907 in Svezia, Astrid, prima di diventare una scrittrice di successo, è una madre single, confrontata con i mille problemi legati al suo ruolo in quegli anni difficili e complicati ma anche con i dubbi e il disagio vissuti durante gli anni del secondo conflitto mondiale in quanto cittadina di uno stato neutrale.  Dal racconto biografico emerge la figura di una donna coraggiosa e determinata ma al contempo semplice, serena e sempre positiva verso la vita, nonostante le difficoltà che questa ci pone dinanzi. 

EmmeDi
22.11.25
Sono forte (ma so anche scrivere)

Susanne Leider

Salani Editore, 2024

L’edificio scolastico dove ha sede la biblioteca è in restauro: i bambini sono ospiti nell’attiguo “mega-container-scuola” mentre nel vecchio stabile le eroiche bibliotecarie accolgono ancora gli utenti tra il viavai di operai, la polvere e il fracasso.. Dagli scaffali, malgrado tutto ciò, emergono ancora e sempre titoli interessanti, che fanno buona compagnia in queste giornate di tardo autunno, magari vicino al camino e ci presentano spesso belle e dense figure femminili. Come Il mio nome è Emilia del Valle , di Isabel Allende (Feltrinelli Editore-2025, trad. E.Liverani) nel quale seguiamo, a fine ‘800,  le vicende di una giovane donna, giornalista , accompagnandola da San Francisco a Santiago del Cile in veste di “inviata al fronte” dal S.Francisco Examiner, per il quale documenterà la feroce guerra civile che insanguinò all’epoca il paese latino-americano: un intreccio avvincente, una storia anche d’amore, perfettamente immersa in un intenso momento storico del Cile. Oppure  Terra di anime spezzate , di Clare Leslie Hall (Editrice Nord -2025, trad. E.Damiani) un racconto che si dipana su due piani narrativi distanti nel tempo, tra passato e presente, e ci propone una storia intensa di amore e di perdita, di scelte dolorose ma spesso necessarie e imprescindibili. Da ultimo, è da citare anche Sono forte (ma so anche scrivere) di Susanne Lieder (Salani Editore-2024, trad. G.Giri) il racconto biografico della vita di Astrid Lindgren, l’autrice di Pippi Calzelunghe e altri famosi romanzi per l’infazia. Nata nel 1907 in Svezia, Astrid, prima di diventare una scrittrice di successo, è una madre single, confrontata con i mille problemi legati al suo ruolo in quegli anni difficili e complicati ma anche con i dubbi e il disagio vissuti durante gli anni del secondo conflitto mondiale in quanto cittadina di uno stato neutrale.  Dal racconto biografico emerge la figura di una donna coraggiosa e determinata ma al contempo semplice, serena e sempre positiva verso la vita, nonostante le difficoltà che questa ci pone dinanzi. 

EmmeDi
22.11.25
Il mio nome è Emilia del Valle

Isabel Allende

Feltrinelli, 2025

Nel filone dei romanzi storici, di cui si trova una buona selezione di opere negli scaffali della Biblioteca Comunale di Novazzano, compare questo corposo volume, ispirato a una storia vera. Vi si narrano le vicissitudini del Grand
Hotel di Stoccolma - di cui vi invitiamo caldamente a visitare il sito digitando semplicemente "grandhotel.se" - nell'anno 1901, quando la grande struttura avrebbe dovuto ospitare la prima edizione della cerimonia di consegna dei premi Nobel. L'Hotel è sull'orlo del fallimento e si va cercando un direttore, che sappia riportarlo agli antichi splendori, ma che soprattutto riesca a colmare la voragine finanziaria causata dai recenti lavori di riattazione. Mission impossible? Non per Wilhelmina Skogh: una donna che, da sola e dal niente, negli ultimi anni è riuscita a dare vita a una catena d'alberghi di grande successo. Si inizia così a conoscere questa formidabile figura di donna e, piano piano, si familiarizza anche con tutti gli altri personaggi di cui si attornia per portare a buon fine questo ambizioso progetto. Wilhelmina, detta Mina, scommette sulle donne, in particolare sulla giovane Ottilia Ekman, che riesce a gestire il servizio ai piani insieme ad altre tre ragazze, e su Margareta Andersson, l'efficiente prima governante vessata dal marito Knut, violento e ubriacone, creando una rete di collaborazione e solidarietà femminile che diventa presto anche amicizia. Contrariamente a Wilhelmina, che è un personaggio reale, Ottilia, Margareta e le altre donne sono personaggi di finzione, ma ci raccontano comunque quella che era la vita delle donne nella Svezia di inizio '900, fornendo un interessante spaccato sulla società patriarcale dell'epoca. Una lettura veramente molto piacevole, che invoglia spesso ad approfondire le tematiche trattate.

EmmeDi, 10 gennaio 2025
Le formidabili donne del Grand Hotel

Ruth Kvarnström-Jones

Nord, 2024

Martha ha manifestato i primi segnali durante la prima quarantena, intorno a marzo o aprile 2020. Benedetta entra ed esce dagli ospedali dall’età di dieci anni: da quando la sua mente ha deciso di smettere di bere, oltre che di mangiare.  
Attraverso le storie di queste ragazze, così come quelle di Giulia, Valentina, Marco e Anna, la nota giornalista Francesca Fialdini ci accompagna “Nella tana del coniglio” (Rai Libri, Roma, 2023), ossia nelle ossessioni di chi lotta, giorno dopo giorno, contro disturbi del comportamento alimentare. Queste testimonianze di vita vera, tutte corredate dal commento del medico psichiatra Leonardo Mendolicchio, spiegano in modo chiaro che cosa succede a chi soffre di anoressia e non solo, presentano i possibili scenari e percorsi di cura e mirano a dare informazioni alle famiglie che ne sono coinvolte. Fialdini, proprio come nella docu-serie “Fame d’amore” da lei condotta su Rai3 HD dal 2020 al 2023, mette in luce quello che per certi versi rimane ancora un discorso tabù, portando una riflessione sull’uso delle parole da utilizzare in questo ambito (alla fine del libro figura anche un breve glossario), avvalendosi del prezioso contributo di esperti in materia.  
Sei racconti a cuore aperto e un intento divulgativo che si distanziano dalla disinformazione e dal caos che purtroppo imperversano oggigiorno sull’argomento sui social network. 

Laura, settembre 2024
Nella tana del coniglio

Francesca Fialdini

Rai Libri, 2023

Biblioteca Comunale di Novazzano

©2023 by Biblioteca Comunale di Novazzano.

Creato da Jordi Maetzler (www.jordimaetzler.com)

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